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	<title>Arte e Salute ONLUS</title>
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	<link>http://arteesalute.org</link>
	<description>L’Associazione Arte e Salute ONLUS svolge la sua attività in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna, nell’ambito del progetto della regione Emilia-Romagna “Teatro e Salute Mentale“, ponendosi come obiettivo principale  quello di migliorare,  attraverso il lavoro in campo teatrale e nella comunicazione, l’autonomia, la qualità della vita e la contrattualità delle persone che soffrono di disturbi psichiatrici.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Feb 2012 10:10:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Arte e Salute è su Facebook!</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/11/arte-e-salute-e-su-facebook/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 17:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arteesalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;associazione Arte e Salute onlus è presente su &#8220;Facebook&#8221;. Per seguirci su Facebook è sufficiente avere una propria iscrizione al network, e cliccare su &#8220;mi piace&#8221;. Su Facebook ci troverete con questo nome: ”Associazione Arte e Salute onlus”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana, geneva;">L&#8217;associazione Arte e Salute onlus è presente su &#8220;Facebook&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana, geneva;">Per seguirci su Facebook è sufficiente avere una propria iscrizione al network, e cliccare su &#8220;mi piace&#8221;. </span><br />
<span style="font-family: verdana, geneva;">Su Facebook ci troverete con questo nome: ”Associazione Arte e Salute onlus”</span></p>
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		<title>Una notte con i fratelli Grimm</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/07/una-notte-con-i-fratelli-grimm/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 13:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arteesalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli spettacoli di teatro ragazzi]]></category>

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		<description><![CDATA[La seconda impresa comica di Arte e Salute]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Scheda</h4></p>
<p style="text-align: center;"><strong>UNA NOTTE CON I FRATELLI GRIMM</strong></p>
<p style="text-align: center;">Testo e regia <strong>Carlo Maria Rossi </strong></p>
<p><strong><img class="aligncenter" title="4" src="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/07/4-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></strong></p>
<p>Scene <strong>Leonardo Scarpa<br />
</strong>Musiche <strong>Luigi Mosso e Jacopo Bonora<br />
</strong>Assistente alla regia<strong> Nicola Berti</strong></p>
<p><em>con  Nicola Berti, Giorgia Bolognini, Luca Formica, Maria Rosa Iattoni,  Fabio Molinari, Mirco Nanni, Cristina Nuvoli, Lucio Polazzi, Roberto  Risi, Roberto Rizzi e </em><em>Riccardo Roggiani</em></p>
<p>in collaborazione con La Baracca – Testoni Ragazzi</p>
<p>I  fratelli Grimm di notte normalmente dormivano. E dormivano normalmente.  E dormivano anche molto vicini perché abitavano nella stessa casa, per  la precisione nella casa di Jacob che, dei due, era quello che si era  sposato.<br />
Forse non dormivano nello stesso letto come Stanlio e Ollio nelle loro comiche ma forse gli sarà anche capitato… Chi lo sa.<br />
Comunque di notte, se non si dorme, è dura, molto dura perché quel che  di giorno sembra leggero diventa pesante. Pesante come il polpettone con  i crauti. E allora i sogni, questa finestra sulla verità, possono  diventare incubi.<br />
Una notte Wilhelm ha un incubo: le loro storie, quelle storie che hanno  raccolto e raccontato a tutto il mondo si sono mescolate in un  guazzabuglio senza senso e i personaggi più famosi si ritrovano sperduti  nel posto sbagliato. Niente paura, dice Jacob, un sogno è sempre e solo  un sogno. Un puro e semplice sogno. Si può dormire allora? No perché il  sogno, o meglio l’incubo, si avvera e nella stanza appaiono in ordine  sparso alcuni dei personaggi delle loro fiabe che, in cerca d’autore  anzi di storia, reclamano la loro esatta collocazione.<br />
Persino la stanza dei costernati fratelli non è più come prima: è  diventata grande. O forse sono loro ad essere diventati piccoli. In ogni  caso con questa confusione non si può andare avanti e l’autore, o  meglio gli autori, hanno il loro bel daffare per riportare un po’  d’ordine in questa intricata storia. Perché senza ordine, si sa, non  esiste creatività, non esiste arte, non esiste nulla.<br />
E allora, grazie a Pollicino che è specialista nell’uscire da  situazioni difficili, veniamo a sapere che per uscire da un incubo  bisogna avere il coraggio (o la fortuna) di sognare.<br />
Rimessi al loro posto i personaggi e nel loro letto Jacob e Wilhelm, a  noi resta una domanda: ma il polpettone è davvero così pesante?..</p>
<p><strong> </strong><strong>La  compagnia di Arte e Salute alle prese con la seconda impresa comica:  dopo il successo di “Shakespeare Folies” si avventura infatti nei  meandri delle fiabe che sono il secondo “classico” affrontato e  rivisitato dal punto di vista umoristico. La comicità diventa allora  strumento per un gioco leggero ed ironico che fa rivivere i personaggi  dei Grimm e i due fratelli medesimi in un contesto diverso da quello  consueto. In questo modo si permette agli attori e, speriamo, al  pubblico di divertirsi nel gioco teatrale.</strong></p>
<p>
<h4>Foto</h4></p>
<p>[gallery]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
<h4>Prossimi Spettacoli</h4></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
<h4>Rassegna Stampa</h4></p>
<p><a href="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/07/08112009_LUnit%C3%A0-Bologna.pdf" target="_blank">08 novembre 2009 L&#8217;Unità Bologna</a></p>
<p><a href="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/07/07112009_la-Repubblica.pdf" target="_blank">07 novembre 2009 la Repubblica</a></p>
<p><a href="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/07/07112009_Corriere-di-Bologna.pdf" target="_blank">07 novembre 2009 Corriere di Bologna</a></p>
<p><a href="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/07/07102009_la-Repubblica.pdf" target="_blank">07 ottobre 2009 la Repubblica</a></p>
<p>

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		</item>
		<item>
		<title>4T &#8211; Through Theatre To Talents</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/07/4t-through-theatre-to-talents/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arteesalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri progetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://arteesalute.org/?p=652</guid>
		<description><![CDATA[L'Associazione Arte e Salute ONLUS e altri 10 partner europei stanno realizzando il progetto di apprendimento permanente- Programma settoriale Leonardo Da Vinci -  4T (Through Theatre To Talents) che ha come obiettivo principale quello di aggiornare la competenze dei professionisti che lavorano in percorsi di riabilitazione per malati mentali attraverso le attività teatrali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>L&#8217;Associazione Arte e Salute ONLUS</strong> e altri 10 partner europei stanno realizzando il progetto di apprendimento permanente</span>- Programma settoriale Leonardo Da Vinci - <span style="font-family: verdana,geneva;"><strong> 4T (Through Theatre To Talents)</strong> che ha come obiettivo principale quello di aggiornare la competenze dei professionisti che lavorano in percorsi di riabilitazione per malati mentali attraverso le attività teatrali.  Il progetto mira ad aumentare le possibilità per i professionisti di imparare l’uno dall’altro <em>(peer to peer)</em>, e di offrire momenti di dibattito e workshop per affrontare tematiche specifiche. Tutte le organizzazioni incluse nel progetto si occupano di teatro e di integrazione sociale dei malati mentali, hanno già acquisito una comprovata esperienza nel settore e sono in grado di offrire produzioni artistiche di standard elevato.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">I partener provengono da: Italia, Repubblica Ceca, Lituania, Ungheria, Grecia, Turchia, Romania, Malta, Bulgaria, Cipro e Slovenia.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Il progetto prevede 6 lezioni/discussioni su temi specifici da sviluppare in 6 meeting transnazionali: </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">1. Qualità nelle produzioni teatrali<br />
2. Benefici del teatro<br />
3. Comunicazione<br />
4. Il percorso riabilitativo<br />
5. La Formazione<br />
6. Raccomandazioni</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">maggiori informazioni sul progetto sul sito: </span><a title="www.davinci4t.eu" href="http://www.davinci4t.eu" target="_blank">www.davinci4t.eu</a></p>
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		<title>A.C.T.O.R. A Crazy Tour Of Reason</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/07/a-c-t-o-r-a-crazy-tour-of-reason/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arteesalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altri progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[A.C.T.O.R. (A crazy tour of reason) è un progetto di partenariato di apprendimento Grundtvig che vede impegnati 4 partner europei, Associazione Arte e Salute ONLUS; Istituzione G F. Minguzzi; Studio Citadela e Stowarzyszenie  Narzecz  Szkolnictwa Specjalnego]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>A.C.T.O.R. (A crazy tour of reason) </strong>è un progetto di partenariato di apprendimento Grundtvig che vede impegnati 4 partner europei, <strong>Associazione Arte e Salute ONLUS; Istituzione G F. Minguzzi; Studio Citadela e Stowarzyszenie  Narzecz  Szkolnictwa Specjalnego</strong>, tutti impegnati nell&#8217;obiettivo comune di migliorare l&#8217;autonomia e la contrattualità di persone che soffrono di disturbi psichiatrici intrecciando il lavoro che si svolge nel campo della salute mentale con il quello in campo teatrale.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Il progetto prevede l&#8217;attivazione di 3 meeting da organizzare nei tre paesi europei di riferimento (<strong>Italia, Repubblica Ceca e Polonia</strong>) durante i quali gli utenti potranno partecipare a laboratori formativi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Obiettivo del progetto è quello di aumentare le conoscenze in abito teatrale dei partecipanti e di verificare diverse metodologie d&#8217;insegnamento.</span></p>
<p>maggiori informazioni sul progetto sul sito <a title="Teatralmente.it" href="http://www.teatralmente.it/Engine/RAServePG.php/P/252811440807" target="_blank">Teatralmente.it</a></p>
<p><em><span style="font-family: verdana,geneva;">Il presente progetto è finanziato con il sostegno della Commissione europea. L&#8217;autore è il solo responsabile di questa pubblicazione (comunicazione) e la Commissione declina ogni responsabilità sull&#8217;uso che potrà essere fatto delle informazioni in essa contenute.</span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Psicoradio</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/07/psicoradio-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arteesalute</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le attività della Psicoradio]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutta le informazioni e la documentazione di Psicoradio è consultabile sul sito www.psicoradio.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><a href="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/03/la-radio-della-mente2.jpg"><br />
</a>Tutta le informazioni e la documentazione di Psicoradio è consultabile sul sito <a href="http://www.psicoradio.it/" target="_blank">www.psicoradio.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La residenza dell&#8217;Associazione Arte e Salute ONLUS all&#8217;Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna: strutture, metodi, spettacoli</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/06/la-residenza-dellassociazione-arte-e-salute-onlus-allarena-del-sole/</link>
		<comments>http://arteesalute.org/2011/06/la-residenza-dellassociazione-arte-e-salute-onlus-allarena-del-sole/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 14:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arcade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tesi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://arteesalute.org/?p=172</guid>
		<description><![CDATA[Autore: Nicola Berti Universita&#8217; degli studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Discipline dell&#8217;arte della musica e dello spettacolo &#160; Scarica Tesi residenza Arte e Salute nell&#8217;Arena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Autore: Nicola Berti</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"> Universita&#8217; degli studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Corso di laurea in Discipline dell&#8217;arte della musica e dello spettacolo</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><span id="more-172"></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Scarica <a href="http://arteesalute.org/wp-content/uploads/2011/06/Tesi-residenza-ArteeSalute-nellArena.pdf">Tesi residenza Arte e Salute nell&#8217;Arena</a></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Perché il teatro?</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/06/perche-il-teatro-conversazione-con-ivonne-donegani/</link>
		<comments>http://arteesalute.org/2011/06/perche-il-teatro-conversazione-con-ivonne-donegani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arcade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Conversazione con la Dott.ssa Ivonne Donegani a cura di Elisa Cuciniello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Conversazione con Ivonne Donegani</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Arte, salute, società: per comprendere il modo e il valore dell’incontro di queste realtà attraverso l’attività teatrale con pazienti psichiatrici, abbiamo incontrato il direttore del Centro di salute mentale dell’azienda Usl di Bologna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>A undici anni dalla nascita del progetto “Arte e salute”, che senso ha per il Dipartimento di salute mentale continuare a promuovere un’attività come quella teatrale?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Per una struttura operativa della nuova psichiatria come il nostro Dipartimento, l’attività teatrale permette di aprirsi a nuove forme di riabilitazione. Fare teatro svolge infatti un’azione terapeutica, abilitativa e riabilitativa attraverso cui far emergere qualità espressive personali altrimenti oscurate dalla situazione clinica di partenza. Questo perché la crisi psichica non cancella ma oscura delle potenzialità e dei talenti che possono riaffiorare attraverso la pratica artistica. Ma forse la prospettiva più interessante emersa nel continuum dell’attività della compagnia “Arte e salute”, in più di dieci anni di spettacoli, è di aver costruito un nuovo, determinante contesto di professionalizzazione».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Cosa significa in questo contesto essere riconosciuti professionalmente come attori?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Vuol dire poter ricomporre la propria identità sociale e la personale autonomia attraverso il lavoro in campo artistico e intellettuale. E si tratta di un mestiere vero! Non tutti possono arrivare a fare teatro. Le compagnie si formano infatti a partire da un gruppo di pazienti indicati dai colleghi del dipartimento all’interno del quale poi i registi hanno ricercato talenti veri, indipendentemente dalla patologia, per far emergere o stimolare una creatività che in molti casi ha funzionato da incentivo per intraprendere percorsi artistici e lavorativi differenti sulla strada che ognuno ha ritenuto più confacente alla propria espressività».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Le persone con disagi psichici hanno notoriamente una grande pratica di ‘allenamento’ nei confronti del mondo interiore, un aspetto fondamentale per un certo lavoro d’attore…</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«In proposito mi ritornano sempre in mente due episodi che custodisco come preziosi ricordi. Alcuni degli attori impegnati nelle compagnie sono anche miei pazienti ed è con loro che mi soffermo maggiormente in seguito alle performance spettacolari per complimentarmi e condividere sensazioni e stati d’animo. Ebbene, proprio in quelle circostanze, mi hanno confessato di essere riusciti a vivere, grazie al personaggio, emozioni che altrimenti avrebbero avuto paura a gestire; o ancora, in occasione della rappresentazione di <em>Sogno di una notte di mezza estate</em>, un attore delegava alle caratteristiche del personaggio tutta la sua bravura. In altri termini ciò significa che il processo creativo, inteso come possibilità di giocare altri ruoli da sé, finalizza in senso creativo l’immaginazione e insegna a modulare e gestire le emozioni, a migliorare le competenze comunicative, quindi a interagire in maniera più consona con gli altri. Sulla qualità del percorso artistico di queste persone bisogna naturalmente affidarsi al giudizio del regista Garella, il quale rileva una capacità di modulare sul personaggio qualcosa che appartiene già al proprio io, una chiave d’accesso personale ma efficacissima per lavorare sul ruolo che difficilmente si riscontra negli attori che non vivono gli stessi disagi. “Arte fecondata dalla follia”, diceva la Merini…».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Avete riscontrato delle trasformazioni evidenti rispetto alle situazioni critiche di partenza?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Certamente. Innanzitutto si assiste a una diminuzione delle situazioni di crisi, ma anche laddove esse continuano a manifestarsi con una certa costanza sono comunque vissute ed elaborate senza rappresentare un ostacolo allo svolgimento della vita quotidiana. In generale si avverte un miglioramento complessivo dei sintomi e dell’ “espressività” degli stati depressivi che diventano maggiormente gestibili. Questo vuol dire che non si può parlare di guarigione <em>tout court</em> ma di un aumento di autostima e della qualità della vita in termini di socialità. Proprio come in altre patologie croniche, dunque, il disagio psichico può diventare compatibile con le esperienze quotidiane, imparando a convivere con i propri disturbi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">In questo senso all’interno del dipartimento tutti i progetti riabilitativi sono finalizzati al reinserimento in società, nella convinzione che crisi e sofferenza sono sì soggettivamente devastanti ma è la difficoltà di un vissuto all’interno del gruppo sociale a bloccare davvero qualsiasi percorso di inserimento. Attività come <em>Psicoradio</em>, come le cooperative sociali e agricole o l’impegno nell’ambiente sono strategie abilitative che consentono di riprendere le abilità offuscate e attraverso questo processo inserirsi nel mondo del lavoro».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Negli anni ’80 lo psichiatra Ferruccio Giacanelli affermava che tutto il peso della psichiatria risiedeva nelle sue stesse parole, in quei termini che </strong>«<strong>fissano un frammento di realtà e lo caricano di significato, il più spesso negativo, per cui la gente è abituata a diffidare della malattia mentale</strong>»<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Salute mentale – Salute della comunità: come si coniugano oggi queste due obiettivi?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Con l’evento spettacolare e la sua fortissima azione culturale di destigmatizzazione verso gli stereotipi di inaffidabilità, sospetto se non addirittura pericolosità che connotano negativamente la malattia mentale. Non soltanto un effetto benefico su chi fa teatro, quindi, ma soprattutto sui suoi familiari e sulla comunità tutta, sollecitando una nuova sensibilità e la consapevolezza della dignità del paziente psichiatrico, dei suoi diritti di cittadinanza. In una recente ricerca è emerso che quasi tutti i dipartimenti di salute mentale dell’Emilia Romagna svolgevano avevano inserito l’attività teatrale come momento fondamentale nei processi riabilitativi. La rassegna <em>DiversaMente</em><em> </em>proposta all’Arena del Sole è, proprio per questo, un decisivo momento di condivisione dei percorsi realizzati nell’intera regione. Soddisfatti dei risultati, siamo soprattutto ancor più motivati a proseguire tale fecondo innesto fra prospettive cliniche e saperi extra-medici, culturali, nella convinzione che solo da qui si può partire e continuare a produrre profondi cambiamenti nell’animo umano».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><strong>Elisa Cuciniello</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il doppio spettacolo di Arte e Salute</title>
		<link>http://arteesalute.org/2011/06/il-doppio-spettacolo-di-arte-e-salute/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arcade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al Dott. Filippo Renda a cura di Alessandra Cava]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Lo psichiatra Filippo Renda racconta come è nata un’esperienza artistica con importanti valenze riabilitative</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Il progetto “Arte e Salute”<strong> </strong>nasce dall’incontro di Nanni Garella con il dottor Filippo Renda. Abbiamo incontrato Renda, esponente di spicco di Psichiatria Democratica ed ex direttore del Dipartimento di salute mentale dell’azienda Usl di Bologna, ora in pensione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Come è nato il progetto che avvicina la psichiatria al mondo del teatro?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«La prima idea risale a molti anni fa. Intorno al 1980 cominciai a lavorare a San Giorgio di Piano, occupandomi dei nuovi servizi psichiatrici dopo l’approvazione della legge Basaglia del ‘78. All’epoca avevo creato dei gruppi di discussione con i pazienti, che erano abbastanza aperti, e avevo invitato Nanni Garella, mio amico, a partecipare. Pensavo già alla possibilità di organizzare nuove attività per i pazienti e avrei voluto che una di queste fosse la recitazione. Con Nanni si parlò molto, ma vicende di vita e di lavoro non resero possibile approfondire queste riflessioni e quindi realizzare il progetto. Nanni si trasferì a Brescia, io continuai lavorare a San Giorgio di Piano e nel 1989 divenni primario responsabile del Centro di salute mentale. Nessuno ci crederà, ma una notte, in quello stesso periodo, mi capitò di sognare di Nanni e del nostro vecchio progetto mai realizzato. Lo raccontai ad Angelo Giovanni Rossi, l’attuale presidente di Arte e Salute, che all’epoca era il mio direttore generale e ricontattai Nanni, che nel frattempo era tornato a Bologna. Dopo appena due mesi il progetto prese il via».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>La vostra è stata la prima esperienza di teatro in psichiatria sul territorio regionale?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Altre esperienze c’erano già state, un po’ ovunque, ma di arteterapia: laboratori a scopo puramente “terapeutico” , che non avevano l’obiettivo di mettere in piedi di una vera e propria compagnia professionale. Noi ci siamo detti che di trattamenti ce n’erano già abbastanza e che la vera sfida era quella di riuscire a far lavorare i pazienti».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Qual è stato il processo di messa a punto e di gestione del progetto?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«C’è stata una prima selezione di cui ci siamo occupati noi operatori, a cui è seguita una seconda scelta affidata a Nanni Garella, ovviamente basata sulle potenzialità artistiche degli aspiranti attori. Gli operatori si sono occupati, e si occupano, di aiutare i pazienti a raggiungere i luoghi della formazione e svolgono tutti i normali servizi di sostegno e accompagnamento. Una psicologa cura la convivenza e la coesione nel gruppo. Per quanto mi riguarda, il compito che avevo in qualità di direttore, ma che svolgo tuttora, è quello di supervisionare tutte le attività e di risolvere i problemi che via via si possono creare».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong> Oltre all’aspetto professionale, che tipo di obiettivi si pone il progetto teatrale di Arte e Salute?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Uno degli stereotipi creati dagli psichiatri, un vero processo di falsificazione della realtà, è la convinzione che il destino naturale dei malati non possa essere altro che la demenza. Non è così, a meno che i pazienti non vengano lasciati a loro stessi oppure, ancor peggio, chiusi nei manicomi o in strutture simili. Se adeguatamente trattate e supportate, invece, queste persone riescono a fare le stesse cose che fanno i cosiddetti “normali”. Ovviamente con alcuni limiti, ammesso che i “normali” non ne abbiano. Il primo obiettivo che ci poniamo è quindi quello di dimostrare concretamente la falsità di un simile assunto, che si tramanda immutato fino ad oggi nella storia della psichiatria. I pazienti che fanno parte della Compagnia Arte e Salute sono tutti in cura da una decina di anni e mi pare che il risultato ottenuto sulla scena non sia la demenza. Il secondo obiettivo è strettamente legato al teatro: la scena è un potente strumento di comunicazione e possiede un grande potenziale di coesione sociale. Quando si assiste a uno spettacolo con pazienti psichiatrici e attori professionisti, ci si trova di fronte a una manifestazione di inclusione e di cooperazione, a un patto concreto e visibile. è la dimostrazione pubblica del passaggio dalla psichiatria della pulizia della città alla psichiatria dell’inclusione sociale, dai servizi “spazzini” di un tempo a quelli “riciclatori” di oggi. Devo dire che non mi aspettavo risultati di così alto livello artistico, pensavo al massimo di poter girare per teatri parrocchiali; questi lavori hanno superato ogni mia aspettativa. La ricaduta sui pazienti è eccezionale: non guariscono, ma sono molto felici, come capita a chiunque abbia la fortuna di poter lavorare bene».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Come agiscono questi spettacoli sulla percezione dello spettatore?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Lo spirito che uno spettatore dovrebbe avere nell’assistere a questi lavori è lo stesso che ha qualsiasi amante del teatro nel godere di una buona regia e di una buona recitazione. A questo valore se ne aggiunge un altro: l’esperienza diretta del lavoro comune agisce sullo spettatore, lo meraviglia, distruggendo gli stereotipi diffusi sulla malattia mentale, il pregiudizio che un “matto” non dovrebbe stare su un palcoscenico. è come osservare un doppio spettacolo».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Oltre al teatro di prosa quali attività sono offerte ai pazienti?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Il progetto “Arte e Salute” comprende la Compagnia Senza-Sipario del teatro ragazzi, il Teatro di Figura con i burattinai, che ha avuto un’esistenza più accidentata, ma che adesso si sta riprendendo e la Psicoradio. Al di fuori del progetto artistico ci sono altre realtà, ad esempio la cooperativa di ceramica che fondai con dei pazienti molti anni fa, che è ancora lì, viva e che lavora; è l’unica cooperativa della zona fondata da pazienti: il consiglio di amministrazione, tranne il presidente, è interamente composto da pazienti. Esiste anche una cooperativa che si occupa del verde e dei giardini, vari gruppi di auto mutuo aiuto. Questo tipo di attività potevano bastare alla fine degli anni Settanta, quando i pazienti erano per lo più contadini e operai che avevano spesso solo la terza media e pochissimi il diploma di maturità: il progetto di vita che avevano alle spalle era per lo più legato al lavoro manuale. Tutte le cooperative che nascevano, quindi, anche se avevano un’impronta artistica, erano comunque basate sul lavoro manuale. Invece, già dagli anni Ottanta, con l’aumento del grado di istruzione, sono aumentati i pazienti diplomati e laureati, con fallimenti riguardanti progetti di vita culturalmente più complessi. Al fine della restituzione e della realizzazione dei progetti personali, i servizi hanno dovuto far fronte alle nuove esigenze, articolarsi e diversificarsi. C’è stato bisogno di ipotizzare altri percorsi di inserimento e Arte e Salute è la dimostrazione del successo di questa scelta».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><strong>Alessandra Cava</strong></em></span></p>
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		<title>Le allucinazioni che fanno teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arcade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una conversazione con il regista Nanni Garella]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Abbiamo incontrato Nanni Garella, per caso a Bologna tra una piazza e l’altra della sua tournée con Platonov (produzione dell’Arena del Sole in collaborazione con Ert).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Non vuole parlare di sé il regista. Il tempo che può dedicarci vuole spenderlo per informarci sulla miracolosa avventura di Arte e Salute, una compagnia stabile di attori, formata dagli ospiti del Dipartimento di Salute Mentale Ausl di Bologna, che lui dirige.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Ci racconta di quando trent’anni fa, con alcuni amici psichiatri, tra cui Filippo Renda e Ivonne Donegani, fantasticavano sulla possibilità di creare una compagnia stabile formata da ragazzi con disagio mentale. All’epoca non avevano le possibilità, né i mezzi, per realizzare il loro sogno.Vent’anni dopo, nel 1999, si rincontrano. Sono diventati dei professionisti affermati e riconosciuti, e forse adesso potranno permettersi di dare vita a quel progetto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Decidono di iniziare, quello stesso anno, un corso di formazione con lo scopo di creare una compagnia teatrale composta da pazienti psichiatrici: “L’idea originale era di evitare di fare teatro terapia, percorsi interessanti ma che rimangono all’interno di una cura”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Il loro obiettivo era quello di dare a queste persone degli strumenti tecnici, validi per poter lavorare come professionisti. Ci sono riusciti. Questi attori ormai da sette anni vengono scritturati per mettere in scena degli spettacoli. Proseguono anche un lavoro di formazione permanente nel quale sono stati inseriti, negli anni, anche altri pazienti. Il nucleo primario tuttavia è rimasto sempre lo stesso, un segno evidente che le attività svolte da Nanni, e dai suoi collaboratori, hanno funzionato bene. “I nostri ragazzi, che vanno dai 25 ai 50 anni, hanno raggiunto una grande maturità, prima che artistica, umana. Si sono riappropriati di un pezzo di vita che gli era stato strappato. Hanno potuto continuare il percorso interrotto con l’inizio della loro malattia che solitamente si presenta nell’adolescenza, quando si arrestano percorsi di studio, rapporti d’amore, rapporti familiari. A loro non fa bene fare il teatro, gli serve solo avere un impiego che significhi responsabilità, guadagnare dei soldi, potersi affrancare quindi dalla dipendenza da famiglie o da sussidi pubblici. Riescono così a vedere la loro vita con altri occhi, hanno delle prospettive, ora”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Questo risultato è dato dal fatto che applicano alla lettere il principio secondo il quale i malati di mente, i pazienti psichiatrici, sono uomini e donne disagiati che possono riuscire a convivere con la propria sofferenza, come chi ha un’altra patologia, come un diabetico: “Vivono compatibilmente con la loro malattia. Basaglia ha toccato un elemento fondamentale per far sì che questo processo avvenga, cioè il lavoro. Il teatro semplicemente facilita questo processo perché ci sono gli applausi, i riconoscimenti, il successo, il calore del pubblico”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Con i suoi attori Nanni si rapporta come con qualsiasi altro professionista, l’unica differenza metodologica sta nel maggior tempo che spende per il lavoro di drammaturgia. Cerca di far rivivere la nascita del testo, le ragioni, lo studio dei personaggi, per consentire un aggressione e una memorizzazione più spontanea. Arte e Salute è una compagnia che oggi riesce a produrre uno spettacolo nell’arco di due mesi, come qualsiasi altro gruppo.“Gli attori hanno una grande capacità di immedesimarsi nel personaggio, dovuta dal fatto che sono abituati, a causa del loro disturbo e della psicoterapia, a scavarsi dentro in profondità. Una scoperta dei testi, delle drammaturgie, dei personaggi, che avviene quasi sempre attraverso quella strana conoscenza che è il processo allucinatorio, tipico delle loro patologie. Usare queste allucinazioni per avere delle intuizioni. Anche Pirandello soffriva di allucinazioni ed è risaputo che attraverso le allucinazioni sono nate opere d’arte di grosso rilievo in tutte le parti del mondo. Una delle forme specifiche della conoscenza della realtà attraverso l’arte è proprio un processo allucinatorio”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">In primavera presenteranno, sul palcoscenico dell’Arena del Sole di Bologna, tre atti unici di Pinter: Il bicchiere della staffa, Il linguaggio della montagna e Party time. Sono quelli più duri, più politici, più forti. Aprono le porte di un mondo di violenza, di reclusione, di sopraffazione, di dittature. Secondo il regista, gli attori di Arte e Salute riusciranno perfettamente ad inscenare Pinter: “Perché loro, quando si tratta di dare spessore di realtà a delle situazioni, sono impareggiabili. Diventano pasoliniani quando fanno Pasolini, pirandelliani quando fanno Pirandello, Shakespeariani quando fanno Shakespeare…”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Prima di lasciarlo ai suoi impegni, gli chiediamo di raccontarci un episodio, un aneddoto, che possa riassumere i dieci anni di attività con la compagnia:“Quando abbiamo lavorato per mettere in scena Vita di Galileo di Brecht, bisognava anche far capire ai ragazzi quali erano state le scoperte di Galileo, su cosa lavorava. È facile dire che la terra gira intorno al sole, o parlare dell’universo così, tanto per parlare. Queste cose molte persone le ignorano, non è che non le capiscono. Mirko, che è il più piccolino dei nostri attori (è arrivato che era un ragazzino), faceva la parte di Andrea Sarti, l’allievo di Galileo. Una sera mi chiese: Nanni scusa, ma la terra gira intorno al sole ancora oggi? Ho capito in quel momento che se riuscivo a spiegare a Mirko che la terra sì, gira intorno al sole, l’avrebbe capito anche il pubblico. Questo lo dico perché, a parte la frase divertente che può uscire solo dalla bocca di Mirko, è attraverso il loro sguardo e le loro domande che alle volte ripenso alla natura del teatro, dei personaggi, alla sostanza dei testi, a quello che dicono. Troppo spesso facciamo le cose meccanicamente, senza capirne il senso. Invece le persone che hanno delle forti difficoltà, dei malesseri di fondo, anche le personefisicamente disabili, ragionano in un altro modo perché fanno più fatica, ma nel fare più fatica si pongono delle domande che noi non ci poniamo, portandoci quindi a fare delle digressioni, andando in strade sconosciute che vanno fuori dalla nostra quotidianità, boschi e foreste lontane dove loro scoprono delle cose che poi spesso ci raccontano. Noi il più delle volte non ci crediamo, ma loro le vivono davvero. In realtà il loro sguardo è un sguardo interrogativo, assolutamente ingenuo, però molto penetrante sugli oggetti della realtà. Per l’arte questo è importantissimo perché significa focalizzare i punti su cui bisogna lavorare, le cose che bisogna far venire fuori. Insomma badare alla sostanza e poche chiacchiere!”.</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><strong>Antonio Raciti</strong></em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gabriele Tesauri, l&#8217;artigiano della regia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arcade</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al regista Gabriele Tesauri a cura di Antonio Raciti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Abbiamo incontrato il regista Gabriele Tesauri che, con il suo <em>Rusco – De rerum natura, </em>inaugura il festival “DiversaMente”. Tesauri, giovane artista formatosi con numerose e diversificate esperienze, ha affrontato la sua seconda regia con la compagnia  Arte e Salute formata dai ragazzi del Dipartimento di Salute Mentale &#8211; A.u.s.l. di Bologna.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">La visione della generale di <em>Rusco</em> ci ha dato l’impressione che si tratti di un minuzioso lavoro di “artigianato”, capace di creare una solida e matura opera d’arte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Tu sei regista, ma prima sei stato attore, ti occupi di teatro, ma ti è capitato di fare anche cinema. Perché hai scelto di arrivare gradualmente alla regia?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«La regia è stata sempre una mia passione, ed è un ruolo che sento appartenermi, ma ho iniziato il mio percorso con la scuola di recitazione Galante Garrone di Bologna, diplomandomi nel 1995. Qualche anno dopo sono entrato a far parte della compagnia Arte e Salute, inizialmente come attore e successivamente come assistente alla regia di Nanni Garella, direttore della compagnia. Credo molto nei registi che arrivano da questo tipo di formazione. È indispensabile conoscere il meccanismo dall’interno per poterlo mettere in moto nel modo migliore. Vedo il teatro come una forma di artigianato, dove ogni tanto avviene un piccolo miracolo per cui un oggetto artigianale diventa un capolavoro, un’opera d’arte appunto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Il cinema invece lo faccio quando mi chiamano gli amici, come Guido Chiesa. È un altro mondo, un altro modo di interpretare questo mestiere e sicuramente se in teatro devi amplificare, nel cinema devi lavorare di interiorità, di sottrazione. Se capiterà continuerò a farlo, parallelamente alla mia attività in teatro, perché credo che l’esperienza sia sempre utile. Il cinema è un’ottima palestra e devo ammettere che mi diverte molto».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Cosa puoi riportarci della tua esperienza al fianco di Nanni Garella?<em> </em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Il mio rapporto con Nanni Garella è iniziato molti anni fa, sui banchi della Galante Garrone dove ero suo allievo. Oggi c’è una grossa stima reciproca. Considero anche Nanni un artigiano, lui viene dalla scuola di Castri e ha sviluppato un modo di lavorare che io ammiro. Nei suoi lavori c’è una grandissima fedeltà al testo. È il testo che ti racconta tutto quello che devi mettere in scena, ed è da lì che bisogna partire. Non da idee puramente teoriche, cercando forzatamente di costringere il testo a quell’idea, a quei dogmi. Nel nostro lavoro devi metterti umilmente a servizio di quei materiali che hai e da lì iniziare a costruire in maniera lineare, in maniera consequenziale. Facendo così, anche la creatività viene rafforzata. Ho imparato molte cose da Nanni, per me è un maestro, e continuare a lavorare con lui è molto stimolante».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Come e quando è nato il tuo rapporto con la compagnia “Arte e Salute” ?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">« È nato come attore, per la messinscena del loro primo lavoro,<em> </em><em>Sogno di una notte di mezza estate</em> di Shakespeare, nel 1999. L’esperienza è stata intensa e il nostro rapporto si è rafforzato dopo il mio passaggio professionale ad assistente alla regia. La mia partecipazione emotiva al progetto è sempre stata molto forte, e vedendo i risultati di questa operazione e osservando come queste persone sono cambiate, si sono trasformate negli anni, è logico che diventa sempre più impensabile separarsi. Abbiamo condiviso un percorso e oggi ci sentiamo una grande famiglia».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Che tipo di rapporto hai con i ragazzi della compagnia Arte e Salute e come lavori con loro?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Fin da subito l’idea di questo progetto era quella di creare una compagnia di professionisti, cioè di lavoratori dello spettacolo. I nostri attori, dopo un corso di formazione di alcuni anni, hanno ricevuto il libretto Enpals, per cui sono dei professionisti e noi ci rapportiamo a loro in modo assolutamente professionale. Non sappiamo fare altrimenti, non conosciamo i metodi terapeutici, per cui ci comportiamo come con tutti gli altri attori, e abbiamo riscontato che questo funziona. Queste persone, alle quali viene data la possibilità di lavorare, hanno un miglioramento della loro vita perché vengono reinseriti nella società, fanno qualcosa di riconosciuto, e fanno anche qualcosa che altri non sanno fare. Tutto questo risulta un valore aggiunto nella socializzazione, quando si confrontano con le altre  persone nella quotidianità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Mi reputo fortunato  a lavorare con i componenti di questa compagnia. Hanno una notevole capacità di improvvisazione, di immedesimazione nel personaggio, qualità che professionisti usciti dalle scuole fanno molto fatica a raggiungere in breve tempo, e che in loro invece è comparsa immediatamente. Nello stesso tempo posseggono una grande capacità epica, per questo ho messo in scena i <em>Drammi didattici</em> di Brecht, e funziona bene anche Pinter (che metteremo in scena con Nanni questa primavera). Hanno questa epicità, questa scissione, quasi naturale. In loro puoi vedere chiaramente il gioco del dentro e fuori, quel “sono un attore e sto facendo una parte”».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Inauguri il festival “DiversaMente” con lo spettacolo <em>Rusco &#8211; De rerum natura</em>, liberamente ispirato a Lucrezio. Quale rapporto intellettuale hai con l’autore e con l’idea di «recupero» che è alla base dello spettacolo?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«<em>Rusco</em> nasce dalla collaborazione con il Gruppo Hera, e con la voglia di occuparci di ambiente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">I nostri ragazzi hanno fatto i reporter e sono andati nei vari siti di Hera raccogliendo materiale. Analizzando quello che avevamo osservato, ci siamo ritrovati tutti colpiti dal processo di riciclaggio dei rifiuti. Un oggetto che viene buttato, attraverso il riciclo e la trasformazione, può essere rimesso in circolo come qualcosa di utile all’interno di un circuito sociale. Abbiamo pensato di partire dall’origine dell’indagine di questo tema e tra i primi c’era sicuramente Lucrezio e quindi Epicuro, con l’idea che “nulla nasce da nulla ma tutto viene generato da una distruzione precedente che diventa una creazione nuova”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Lucrezio, traduttore di Epicuro per i Romani, è stato un grandissimo poeta. È riuscito nel “ gioco” che vorrei fare io, cioè grandi teorie filosofiche portate con una forma poetica che risulti accattivante. Il mio tentativo è quello di tradurre nuovamente queste teorie filosofiche, in una maniera non ammorbante, sì che possano divertire e interessare, e magari anche emozionare».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Sia in <em>Rusco</em>, che precedentemente in <em>Drammi didattici</em>, tramite la compagnia Arte e Salute, hai raccontato storie di vita quotidiana, che rispecchiano i quesiti esistenziali della società moderna. Da cosa nasce in te questa esigenza?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">«Le domande sull’esistenza, o quelle che Brecht proponeva nei <em>Drammi</em> in una visione un po’ più didattica, oppure i quesiti che vengono posti in <em>Rusco</em>, sono argomenti che mi interessano personalmente, perché credo che fare questo mestiere, e quindi fare l’artigianato, è fare qualcosa in cui credi. Per me la forza del teatro sta nel riuscire a dare una visone diversa del mondo, portare il pubblico a porsi dei quesiti che permettano di prendere la vita in maniera diversa. Metterlo in scena con i ragazzi è molto semplice perché loro anche nella quotidianità ti raccontano che si può vivere in un altro modo, rispetto a “quell’ansia del benessere” tipico della nostra società. I miei attori sono sempre lì a dirmi: “Ma che problemi ti fai?”».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><em><strong>Antonio Raciti</strong></em></span></p>
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